“il borgo sospeso”, si trova alle pendici dei Monti Cimini, al centro della rigogliosa valle del Vezza. Il paese, rinomato in passato per l’estrazione e la lavorazione del peperino, è arroccato in cima ad una rupe di tufo di comprovata origine vulcanica, formatasi in seguito alla frattura di un banco di ben maggiori dimensioni, con forma e posizione uniche. Ammirandolo in lontananza si capisce facilmente il motivo del soprannome, infatti Vitorchiano appare proteso e quasi sospeso sulla forra sottostante, generata dai corsi d’acqua che confluiscono a formare il Rio Acqua Fredda, affluente del Vezza e del Tevere.
Il paesaggio collinare è punteggiato da rigogliosi querceti, placidi castagneti e odorosi boschi di frassini, faggi e olmi che si sviluppano rigogliosamente grazie all’acqua dei numerosi ruscelli. Questo magnifico ambiente è ideale per la proliferazione di una ricca varietà di fauna e flora del sottobosco, su cui spicca il fungo porcino.
Vitorchiano trabocca letteralmente di storia con usanze millenarie. La sua posizione strategicamente perfetta, circondata su tre lati da fosse e burroni scoscesi, rende il borgo sospeso uno dei più strabilianti e significativi esempi di centro fortificato della Tuscia. Le abitazioni affacciate sugli strapiombi sorgono, prive di fondamenta, dai massi tufacei e ne sembrano quasi la naturale prosecuzione.
A tanto splendore naturalistico fa da contraltare l’eleganza austera dell’interno del borgo, interamente realizzato con il grigio e resistente peperino: i palazzi, con i loro distintivi profferli (scale esterne integrate nelle facciate), i balconi carichi di fiori, gli archi massicci e le suggestive piazzette, ogni angolo suscita intense emozioni. Tanto particolari e uniche da aver colpito diversi artisti famosi, come ad esempio: il celeberrimo regista Mario Monicelli, che proprio qui ha scelto di girare, nel 1965, uno dei suoi capolavori “L’Armata brancaleone” mentre M.C. Escher dedicò al borgo sospeso una xilografia nel 1925.
Il maestoso Palazzo Comunale custodisce una serie di importanti documenti d’archivio mentre le belle case di pietra conservano preziose testimonianze: da non mancare una visita alla Casa del Podestà, quella del Rabbino, di Santa Rosa (patrona di Viterbo alla quale è dedicato il trasporto della famosa ‘Macchina’ a spalla, patrimonio UNESCO) ed infine quella della Strega. Sfoggiano un fascino variegato anche le tante chiese del borgo, sia medioevali che rinascimentali, arricchite da squisite opere d’arte al loro interno.
Da anni figura nella prestigiosa lista dei Borghi più Belli d’Italia.
L’attività aggregativa è estremamente vivace, con diverse manifestazioni che si alternano in vari periodi dell’anno: “Peperino in Fiore”, all’inizio di giugno, che adorna finestre, balconi e piazzette e stradine con fiori colorati, “la Sagra del Cavatello”, in pieno agosto, quando bancarelle e stand riempiono l’aria del profumo di pasta acqua e farina accompagnata da pomodoro e finocchietto selvatico, solo per citarne alcune.









